Torture e “rasoiate” sul corpo: tutti i riti della mafia nigeriana

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Il “migrazionismo ideologico tende a minimizzare” la pericolosità della mafia nigeriana che, attraverso riti magico-esoterici (voodoo o ju-ju), controlla con legami “spirituali” affiliati e vittime

 

La mafia nigeriana continua a conquistare terreno in Italia. L’ultima operazione portata a termine a Torino, nonostante le polemiche tra il giudice Armando Spataro e il ministro degli Interni e vicepremier Matteo Salvini, è solo la punta di un iceberg.

Negli ultimi anni sono state diverse le inchieste portate avanti e gli arresti effettuati ma la mafia nigeriana è in preoccupante crescita, tanto che viene comunemente classificata come la quinta mafia più organizzata in Italia, dopo le quattro autoctone (Cosa Nostra siciliana, ‘Ndrangheta calabrese, Camorra campana, Sacra Corona Unita pugliese).

In particolare, secondo l’ultimo rapporto della Direzione investigativa antimafia, in diverse regioni italiane (a quelle del sud bisogna aggiungere Lazio, Piemonte, Lombardia e Veneto) la Supreme Eye Confraternity (Sec), l’Eiye e la Black Axe Confraternity (tre gruppi storici della mafia nigeriana) stanno conquistando un ruolo sempre maggiore, gestendo – in città come Roma, Milano, Torino, Verona, Bologna, Ferrara, Parma, Macerata, Napoli, Caserta, Palermo e Bari – varie attività illecite.

I “Maphite” sono i gruppi più sofisticati, suddivisi in famiglie, con i capi chiamati “don”, come accadde presso le mafie italiane. Traffici di stupefacenti, favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e tratta di esseri umani finalizzata allo sfruttamento della prostituzione sono i reati ai quali si dedicano prevalentemente i criminali nigeriani ma “non si fanno mancare” neanche attività legate al traffico delle armi, all’usura, al racket delle scommesse, e ai crimini on line.

Un aspetto sottovalutato da parte dei mass media su queste organizzazioni criminali nigeriane, a parte le loro ramificazioni internazionali, è la matrice “cultista” attraverso la quale agiscono la maggior parte dei loro componenti. Queste “confraternite”, che hanno una rigida struttura verticistica (con capi internazionali, nazionali e locali), puntano molto, per reclutare e incidere sull’operato dei loro affiliati, sull’aspetto magico-esoterico (a sfondo voodoo o ju-ju), che viene usato spesso come strumento di controllo e di legame “spirituale” per terrorizzare affiliati e vittime.

I rituali, praticati con unghie, capelli e sangue delle vittime, mediante la pronuncia di un giuramento nella mani delle cosiddette “maman” (donne anziane che in passato hanno vissuto la stessa sorte) inducono le vittime della tratta della prostituzione a cedere a qualsiasi genere di attività, spaventate da quello che potrebbe accadere loro o ai loro cari.

Nei diversi contesti territoriali dove opera la mafia nigeriana, e dove cerca di evitare qualsiasi tipo di conflittualità con le organizzazioni criminali già radicate sul territorio, il ricorso alle minacce esoteriche e alle violenze reali è in aumento e si registrano testimonianze scioccanti.

“Mi hanno strappato la camicia, mi hanno tolto le scarpe, mi hanno buttato a terra. Poi hanno iniziato tutti e otto a picchiarmi con calci, pugni e bastoni”, ha raccontato una vittima, spiegando il ‘rito d’iniziazione’. Mi hanno avvicinato “peperoncino sulla testa e la faccia” e mi hanno ferito “il corpo con un rasoio. Il peperoncino fa lacrimare l’occhio, loro raccolgono la lacrima che viene mescolata con il sangue delle ferite. Lacrime e sangue vengono mescolate con alcol, riso e tapioca” e quindi “viene chiesto di giurare fedeltà e totale silenzio sulle pratiche dell’ organizzazione”.

In Emilia Romagna, invece, ci sono state altre macabre scoperte. Così a Piacenza sono state trovate ceste, testa e zampe di gallina tranciate, varie verdure e rum, tutti usati per un rito voodoo proteso a soggiogare le vittime. A Modena una ventunenne è stata costretta a prostituirsi dopo le minacce compiute attraverso un rito voodoo.

Nei gruppi criminali nigeriani si sale di grado in base alla quantità dei reati commetti e c’è un particolare codice di affiliazione legato agli uccelli. “Eiye”, nel dialetto Yoruba parlato in Nigeria, significa “uccello”. Così le varie “confraternite” criminali sono organizzate in “nidi” (quello sardo, scoperto a Cagliari, era identificato con “Calipso nest”, il torinese era chiamato “Quercia nest”, quello emerso a Padova era denominato “Nocean nest”) e gli affiliati, che utilizzano come pseudonimi proprio i nomi di varie specie di uccelli, ai loro incontri si presentano facendo il verso degli animali che rappresentano.

I criminali nigeriani stanno molto attenti al look (a Torino la loro “divisa” era composta da camicia e calze gialle abbinate al vestito nero) ma anche a praticare torture e amputazioni (sono oramai noti gli spacciatori nigeriani che si armano di machete) su chi invade il loro territorio.

Il procuratore aggiunto di Torino Paolo Borgnan ha ricordato che nel film “Il padrino c’è tutto. Anche queste mafie si muovono con le migrazioni e si radicano nelle comunità di connazionali, che da una parte temono questi clan, dall’altra cercano di ottenerne protezione e aiuto quasi si rivolgessero a un patronato. Mentre i sodali pretendono omertà, favori e il pizzo da parte di chi ha attività commerciali”. “Come avvenne per la mafia italiana in America”, ha spiegato recentemente il dottor Borgnan, i clan nigeriani “fondano la loro pervasività e la loro forza sulla capacità di assicurare assistenza e protezione”.

“Il fenomeno della mafia nigeriana ha assunto un controllo militare del territorio pressoché completo, soprattutto in reati come lo spaccio all’ingrosso e al minuto di droghe pesanti, della prostituzione e delle elemosine. Tutte controllate da clan e organizzazioni criminali. E’ un pericolo enorme che un certo migrazionismo ideologico tende a minimizzare”, ha chiarito recentemente il criminologo Alessandro Meluzzi. “Siamo di fronte ad una criminalità pericolosissima”, ha poi ribadito il professor Meluzzi durante un convegno (“La minaccia della mafia nigeriana”) che è stato organizzato presso il Senato da Fratelli d’Italia nei giorni scorsi. “Con l’immigrazione incontrollata si sta importando in Italia questo fenomeno come se fosse inoffensivo. Tra 10 anni, se non si trova il modo di bloccare questo fenomeno, la mafia nigeriana diventerà la più pericolosa al mondo, più di quella cinese”.

La leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni, proprio annunciando questo convegno, nei giorni scorsi si era scagliata contro “la schifosa omertà” che consente di prosperare alle organizzazioni criminali nigeriane chiedendo allo Stato di aprirà gli occhi sulla mafia nigeriana. “Nelle zone degradate delle nostre città centinaia di ragazzine problematiche sono ridotte a schiave di spacciatori senza scrupoli, spesso stuprate e uccise, nel silenzio dei grandi media e delle istituzioni per timore di essere tacciati di ‘razzismo’”, aveva spiegato su Facebook la Meloni. Occorre “fare luce su questa pericolosa e spietata organizzazione criminale”.

“È fondamentale rompere il muro di omertà che si è creato intorno al fenomeno della mafia nigeriana per paura di essere tacciati di razzismo. Questo ha portato sia media e sia istituzioni ad ignorarla”, ha denunciato il senatore di Fratelli d’Italia Giovanbattista Fazzolari. “In Italia ci sono delle zone franche dove lo Stato è totalmente assente ed è sostituito dalla mafia nigeriana”.

 

 

Fonte: http://www.ilgiornale.it/news/cronache/crescita-mafia-nigeriana-riti-e-regole-padrino-1613808.html